Emanuele Crudeli

Perché viticoltore?

Ho sempre ritenuto che l’amore per il cibo e il vino fossero il risultato di una passione per la natura a cui dedicare il proprio tempo.
Da qui ho capito quanto fosse per me importante l’autosufficienza, il costruire con le proprie mani, ed essendo stato un buon bevitore e un buon mangiatore era il minimo che potessi fare, a partire dalla cura del mio orto.

Poi ho perso il controllo, diciamo così, e la natura mi ha sopraffatto e ora mi ritrovo monopolizzato dalla mia terra e soprattutto dai miei vitigni.

 

Quindi passione?

Sì, ho sempre cercato di trasformare i miei sogni e le mie passioni in una realtà da toccare con mano.

Quando ero più giovane volevo viaggiare e scelsi l’alberghiero per conoscere culture e paesi lontani e diversi, e questo spirito girovago e libero mi ha portato a conoscere persone meravigliose che avevano fatto della strada il palcoscenico della loro vita: giocolieri, prestigiatori, trampolieri, mangiafuoco, musicisti.
Da lì il passo è stato breve: da buon autodidatta, guardandoli e imitandoli, nel giro di poco tempo sono diventato un abile giocoliere e trampoliere, e mi sono divertito a portare la mia arte in molte città d’Europa.

Ma il legame con la terra e la natura mi ha afferrato per le caviglie e mi ha riportato nella mia regione, o meglio quella di mio padre, la Toscana, visto che io sono nato in Friuli Venezia Giulia. Qui a Carrara ho iniziato facendo il coltivatore, per poi dedicarmi a tempo pieno alla viticoltura.

Chi ti ha insegnato a fare il vino?

Diciamo che è iniziata così: volevo imparare a fare il viticoltore e ho cominciato a vendemmiare nel Chianti e Montalcino.
Una bella gavetta, facevo cioè il bracciante agricolo, ma tenevo ben aperti gli occhi su tutto quello che mi circondava.

L’importante credo sia osservare con attenzione chi ne sa più di te, chiedere se hai dubbi, praticare e imparare il più possibile, anche se nella viticoltura ogni individuo crede di sapere più dell’altro.

Poi ho cominciato a cercar lavoro anche nella mia zona e ho assaggiato tutti i vini delle aziende locali, individuando in Terenzuola (Colli di Luni) la migliore azienda vitivinicola.
Mi sono rivolto quindi a Ivan Giuliani che fortunatamente dopo poco mi ha chiamato a lavorare per lui, facendomi saltare di gioia: con lui al fianco era come avere un enologo e agronomo insieme, a 360 gradi.

A lui devo almeno una bottiglia di vino (scherzo naturalmente).
Poi Terenzuola si è affacciata nel Candia dove ha preso cinque ettari di terra, che nel giro di breve sono stati rilevati dall’Azienda vitivinicola “Vertici e Orizzonti”, con la quale ho lavorato per quasi tre anni.
Nel 2011, però, quei cinque ettari di terra vengono rilevati da me e diventano il mio tesoro: lì produco tutti i miei vini targati Terre Apuane.

 

Perché il nome Terre Apuane?

Terre Apuane è prima di tutto un nome che nasce dalla passione e amore per questa terra.
Lo slogan è Tra Monti e Mare e io che conosco bene queste vette alpine non potevo chiamare la mia azienda in altro modo, visto che le mie vigne da una parte guardano il Mar Tirreno e dall’altra godono della protezione delle Alpi Apuane e delle cave di marmo bianco di Carrara.

Che cosa produci?

Trasformo in vino le uve che coltivo nei miei vigneti rispettando al massimo le varietà già presenti in loco.
Così nasce Perle Nuvole che è un Vermentino in purezza e il Biancheforme, vino Candia, che è un Vermentino al 75% con Albarola e Malvasia: e questi sono i bianchi.

Sul versante dei vini rossi attualmente ho tre etichette, ma una è una particolarità non da tutti conosciuta: il Vermentino Nero, composto all’80% da uve Vermentino e al 20% da Massaretta.
Accanto a questo sono particolarmente orgoglioso delle 1000 bottiglie dell’unico mio vino affinato in barrique, il cui nome è un omaggio ad una vetta delle Alpi Apaune: il Montesagro, un blend di uve Vermentino, Sangiovese e Massaretta.

Infine il Formarossa, vino meno impegnativo ma di grande popolarità , composto all’80% da Massaretta e al 20% da Sangiovese.
Mediamente produco dalle 14.000 alle 17.000 bottiglie, tutte provenienti dal lavoro dei miei vigneti, coltivati senza alcun utilizzo di diserbanti e limitando al minimo l’uso di trattamenti fito-sanitari.

 

Come nascono le tue etichette?

La parte creativa delle etichette è il frutto dell’arte di un pittore e scultore di Carrara, Ottorino Tonelli, a cui sono estremamente grato per la sua preziosa collaborazione che trasforma le etichette quasi in quadri.
Mi auguro che anche i futuri vini possano godere del lavoro artistico di Ottorino.

Ho anche capito che un contadino appassionato non può isolarsi dal contesto del mondo contemporaneo e per questo ho la fortuna di avere la collaborazione di mia sorella Maura Crudeli per la comunicazione e marketing, che tramite la sua azienda ESC utilizza le più moderne tecniche legate al digitale, a internet e alle reti sociali per informare e intrigare gli amanti del vino.

Fortunatamente in questa mia avventura accanto a mia sorella ho incontrato la passione di un manager di azienda, tecnologia e innovazione come Valerio Zingarelli che, dal mondo delle telecomunicazioni, del digitale e delle Smart City, ha portato la sua esperienza nazionale ed internazionale dentro Terre Apuane.

Progetti futuri?

Una cantina progettata da Renzo Piano, ad esempio! Naturalmente scherzo...
ma tra i miei principali obiettivi uno è quello di dimostrare che questa zona vitivinicola non ha nulla da invidiare alle migliori e più blasonate aree di produzione, cercando di restituire il Candia dei Colli Apuani alla sua fama e alla sua storia, che ha visto anche gli antichi romani apprezzarne le qualità.
Su questi ripidi declivi terrazzati, da oltre 2000 anni, viene coltivata la vite con grande fatica e sacrificio e sebbene la storia di questo vino sia antica, il riconoscimento della D.O.C risale al 27 Gennaio del 1981.

Credo fermamente in questo prodotto e in questa terra e questi sono solo i miei primi passi, ma il cammino è lungo...

Penso comunque che la chiave di volta per me sia coniugare la naturalità della coltivazione e della produzione con le tecniche di comunicazione e distribuzione moderne al fine di dare agli appassionati un prodotto di alta qualità a prezzi molto onesti.